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Vivere in questi tempi difficili e rimanere connessi

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Vivere in questi tempi difficili e rimanere connessi

Durante questi giorni ho seguito la Messa quotidiana di Papa Francesco alle 7 del mattino.

Non fisicamente, certo, ma attraverso le dirette digitali.

Per 40 anni ho avuto il privilegio di poter partecipare alla Messa quasi ogni giorno. Dico “privilegio” perché sono consapevole che per molte persone in altre parti del mondo ciò non è possibile. Per me, la Messa quotidiana non è solo semplice devozione personale, ma il mio essere in comunione con Dio e con gli altri. Si tratta di relazione. È soprattutto uno spazio in cui porto presso l’altare del Signore coloro che hanno chiesto le mie preghiere e coloro che sono più vulnerabili nel nostro mondo.

Mi unisco a Papa Francesco nella Messa quotidiana in diretta streaming perché, a causa di questa crisi generata dal coronavirus, non posso più parteciparvi di persona. In Italia infatti, per proteggere le persone dal Covid-19, tutti i raduni pubblici sono stati vietati, i vescovi italiani hanno deciso di interrompere anche le celebrazioni pubbliche dell’Eucaristia. Insieme a Papa Francesco e a tanti altri in tutto il mondo, prego per tutti coloro che hanno contratto questo virus, per i loro cari, per gli operatori sanitari ed i dipendenti pubblici oberati di lavoro e sotto pressione, per i leader politici che devono prendere decisioni difficili, e per coloro che sono morti. Ricordo coloro che in questi giorni sono paralizzati dalla paura, ricordo i vulnerabili che subiscono perdite finanziarie senza precedenti. Penso ai rifugiati, ai senzatetto e agli anziani.

Papa Francesco ieri mattina (11 marzo 2020) mi ha ricordato anche i tanti bambini che quotidianamente soffrono di carestia e i profughi che incontrano ostacoli di ogni tipo. La sofferenza nel nostro mondo è molto più grande della crisi portata dal coronavirus. Riflettendo su questo, mi rendo conto che, prima di tutto, possiamo e dobbiamo pregare con fiducia affinché Dio porti guarigione e pace.

Le letture quaresimali quotidiane sono particolarmente potenti in questi giorni di incertezza. Sono una bussola che ci aiuta a rimanere concentrati su ciò che è essenziale. Esse ci ricordano che la nostra vita è nelle mani di Dio.

La prima lettura di ieri mattina è stata particolarmente toccante e ha incluso le parole: Benedetto è colui che confida nel Signore, e il Signore è sua fiducia. È come un albero piantato lungo un corso d’acqua, verso la corrente stende le radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi, nell’anno della siccità non si dà pena, non smette di produrre frutti.

Nella lettura evangelica di ieri sull’uomo ricco e Lazzaro — in cui, come ha osservato Papa Francesco, l’uomo ricco è senza nome — c’è un invito a guardare oltre i nostri bisogni e, soprattutto, a trovare modi concreti per aiutare i più vulnerabili: i poveri, i rifugiati, i disabili, i malati e gli anziani.

Possiamo e dobbiamo trovare il modo di aiutare i più vulnerabili in questo momento.

Ora. Oggi.

Paradossalmente, anche se siamo invitati a tenerci lontani gli uni dagli altri, è un momento di grande solidarietà. È un’opportunità per fare comunità e per essere più riguardosi gli uni con agli altri. Sì, e non solo attraverso l’hashtag #stayconnected, ma anche attraverso il telefono (la voce) e chiamando il nostro prossimo.

Ora. Oggi.

Dobbiamo “ascoltare” le nostre voci l’un l’altro e “vederci” sui nostri computer portatili. Abbiamo anche bisogno del coraggio di raggiungere coloro che hanno bisogno al di là della nostra cerchia di familiari e amici.

Molti amici ci hanno scritto per chiederci come stiamo affrontando la crisi al Lay Centre. Non preoccupatevi per noi, grazie a Dio, stiamo bene. Alcuni studenti sono riusciti a partire, ma siamo ancora una comunità di 15 persone. Stiamo cercando di mantenere un programma “normale” di preghiera, studio, vita comunitaria e servizi.

Stiamo scandendo le giornate con regolari momenti di preghiera, tra cui recitare il Rosario nella nostra cappella ogni sera alle 18:30 — “una corona contro il coronavirus”. Inizialmente, voleva essere per solidarietà con i catechisti del nord Italia che pregano il Rosario alla stessa ora, ma oramai è rivolto a tutti. Se volete unirvi a noi, sentitevi liberi di farlo. . . tutto quello che dovete fare è pregare il Rosario alle 18:30, orario di Roma.

In uno spazio comune recentemente ristrutturato assieme ai Passionisti, che nelle intenzioni sarà allestito come cappella/sala conferenze al piano terra, abbiamo temporaneamente allestito una “biblioteca”. Gli studenti vanno lì durante il giorno per studiare e seguire i loro corsi universitari online. Alcuni studenti stanno facendo progressi sorprendenti nelle loro tesi di dottorato con ore di lavoro ininterrotto.

La vita comunitaria continua consumando i pasti insieme, come al solito. Il nostro personale di ufficio sta lavorando da casa — “smart” working (“lavoro agile e intelligente”) come viene chiamato qui — ma siamo in contatto per tutta la giornata. Con obiettivi chiari, equilibrio e controllo, siamo fiduciosi non solo di fare progressi nel nostro regolare lavoro quotidiano, ma anche di portare avanti la nostra pianificazione strategica per il prossimo anno accademico.

In ultimo ma certamente non meno importante, crediamo che l’aiuto agli altri sia essenziale. In questo momento, presso il Lay Centre, l’intera comunità si sta unendo per aiutarsi a vicenda. La carità inizia a casa e dobbiamo prenderci cura di coloro che ci sono vicini in modo responsabile. Ci stiamo assicurando che stiano bene, emotivamente e fisicamente, e che siano in contatto con amici e familiari vicini e lontani. Rimanere connessi è importante.

Siamo anche vicini alla nostra rete di amici in questo momento, in particolare a Roma e in Italia, attraverso telefonate ed e-mail. Molte più persone di quante possiamo immaginare vivono da sole e sono profondamente grate anche per una breve telefonata.

Il Lay Centre è da sempre legato alla parrocchia locale, Santa Maria in Domnica, proprio qui dietro l’angolo. La nostra comunità organizza raccolte alimentari mensili da portare in parrocchia per la distribuzione alle famiglie povere del quartiere, che per fortuna avevamo appena consegnato sabato scorso.

Siamo anche parte della Diocesi di Roma, e mercoledì 11 marzo 2020, ci siamo uniti spiritualmente al Cardinale Angelo De Donatis, vicario papale di Roma, affidando la città alla protezione della Beata Vergine Maria. Ecco un link alla Messa che il Cardinale ha celebrato da solo ma fortemente in comunione con il suo gregge attraverso lo Spirito Santo e, naturalmente, attraverso lo streaming in diretta.

Quindi, restiamo connessi l’uno all’altro, affidando le nostre città, i nostri paesi e il nostro mondo a Gesù, che è lo stesso ieri, oggi e per sempre, e alla protezione della Beata Vergine Maria.

O Maria, tu risplendi sempre nel nostro cammino come segno di salvezza e di speranza. Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati, che presso la croce sei stata associata al dolore di Gesù, mantenendo ferma la tua fede. Tu, Salvezza del popolo romano, sai di che cosa abbiamo bisogno e siamo certi che provvederai perché, come a Cana di Galilea, possa tornare la gioia e la festa dopo questo momento di prova. Aiutaci, Madre del Divino Amore, a conformarci al volere del Padre e a fare ciò che ci dirà Gesù, che ha preso su di sé le nostre sofferenze e si è caricato dei nostri dolori per condurci, attraverso la croce, alla gioia della risurrezione. Amen. 

Sotto la Tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta. (Dal video messaggio di Papa Francesco, 11 marzo 2020)

 

Donna Orsuto

Il direttore del Lay Centre

Roma, 12 marzo 2020

(Foto: Vatican Media)

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