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Tutto andrà bene - Andrà tutto bene

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I disegni dei bambini diventano un segno tangibile di speranza!

Tutto andrà bene - Andrà tutto bene

Donna Orsuto

ROMA - Nei primi giorni della crisi dettata dal coronavirus, Laura, un membro del nostro staff, ha creato un gruppo WhatsApp per facilitare i contatti tra quelli di noi che, giorno per giorno, sono coinvolti nella gestione del Lay Centre in questo periodo senza precedenti. Lo ha intitolato "Tutto andrà bene".

La mia prima reazione, da docente insegnante di spiritualità medievale, è stata: «Wow, Laura sta citando la mistica del XIV secolo Giuliana di Norwich!»

È interessante come questa frase semplice e bellissima sia ora diventata un motto potente ed uno dei segni di speranza più forti in Italia in questo momento di crisi.

Chi ha creato lo slogan?

Pare siano stati dei bambini in Puglia, una regione del sud Italia, a dare inizio a questa tendenza, disegnando immagini di un arcobaleno accompagnate dalle belle parole “Tutto andrà bene” o “Andrà tutto bene”. E come potete vedere nell’immagine che il Lay Centre ha scelto per gli auguri pasquali, anche Erica, la figlia di otto anni di Laura, ha voluto così mostrare tutte le sue doti artistiche. Disegni simili sono stati prima appesi a balconi e finestre e poi sono divenuti rapidamente virali tra i media sociali. Gli arcobaleni sono ovunque, disegnati ed esposti da milioni di bambini bloccati a casa perché scuole e asili sono chiusi. Queste parole risuonano in tutte le strade e sono ora il motto di un movimento spontaneo in tutto il paese. Un segno tangibile di speranza.

In effetti è proprio di speranza che abbiamo bisogno in questo momento e gli arcobaleni sono un segno perfetto di speranza, perché spesso appaiono quando, dopo forti tempeste, torna finalmente il sereno. Simboleggiano il risveglio spirituale, la gioia e la fiducia. Come ha dichiarato una guida turistica di Venezia al Guardian: «Lo slogan non significa “rilassatevi, smettete di essere vigili", bensì “Non arrendetevi!”»

"Tutto andrà bene" nel XIV secolo

Laura e gli altri amici italiani potrebbero non sapere che la frase fu coniata nel Trecento dalla mistica Giuliana di Norwich nella sua opera Rivelazioni dell’Amore Divino.

Giuliana visse in un'epoca in cui la sofferenza e la morte erano parte integrante della vita quotidiana. Anche se abbiamo scarse notizie su questa donna, sappiamo che sopravvisse alla Grande Peste che colpì l’Inghilterra orientale per almeno tre volte durante la sua vita. I demografi non concordano sul numero esatto di decessi ma la maggior parte di essi è certa che morì almeno un terzo, se non forse la metà, della popolazione. 

Anche Giuliana sperimentò la sofferenza fisica. All'età di 33 anni, il 13 maggio 1373, ebbe una malattia potenzialmente letale, la cui esatta natura è sconosciuta e che la portò ad un passo dalla morte. Scampato l’incontro fatale, ricevette 16 visioni di Cristo crocifisso e capì in modo profondo come l'amore di Dio per lei e per tutta l'umanità fosse rivelato in Gesù che moriva sulla croce. Questo testo divenne noto come il Testo Breve. Dopo anni di preghiera e riflessione su queste visioni, ella arrivò ad una comprensione ancora maggiore dell'amore di Dio ed ebbe la ferma convinzione che, qualunque cosa potesse accadere, il senso era l’Amore. Il frutto di questa maggiore comprensione, che è poi un commento esteso sulle sue visioni precedenti, si trova nel Testo Lungo o Rivelazioni dell’Amore Divino. Come Jane F. Maynard osserva nel suo libro intitolato Transfiguring Loss, Julian of Norwich as a Guide for Survivors of Traumatic Grief (Trasfigurare la perdita, Giuliana di Norwich come guida per i sopravvissuti al dolore traumatico): «a seguito della sua visione, Giuliana capì che l'esperienza della sofferenza può essere trasfigurata attraverso la presenza dell’amore... secondo Giuliana, l’Incarnazione e la Crocifissione di Cristo garantiscono che l'amore di Dio sia presente in tutte le sofferenze umane poiché la sua Passione e morte abbracciano ogni dolore dell’uomo».

Dopo l’esperienza che l’aveva portata così vicina alla morte, Giuliana divenne eremita, vivendo in una abitazione adiacente alla Chiesa di San Giuliano a Norwich dove trascorse una vita da anacoreta nel suo romitorio o cella, probabilmente fino alla morte.Il suo eremo era la sua "tomba” giacché la sua vita fu volta a celebrare la morte prima dell’effettiva morte fisica. Nonostante questo, la sua quotidianità non era affatto morbosamente triste o eccentrica bensì esprimeva il profondo desiderio e voglia di Dio. La vita di Giuliano non fu sprecata, ma al contrario consegnata a Dio che, per mezzo di lei, giunse a coloro che la circondavano. Per citare Grace Jantzen: «Il romitorio può essere una tomba, ma è anche un grembo: un grembo in cui Cristo giunge a nuova vita nell'eremo e attraverso di esso nel mondo».

"Tutto andrà bene" e il Proclama pasquale, “Cristo è risorto"

Quindi, qual è il contesto di questa citatissima frase: "tutto andrà bene"? Che cosa ha a che fare con la Risurrezione che celebriamo in questo periodo pasquale?

Che cosa significa per noi oggi proclamare con un solo cuore ed una sola voce che Gesù è risorto, e farlo insieme, uniti, rispettando in toto le normative del distanziamento sociale?

Il "tutto andrà bene" di Giuliana non è il risultato di un pio luogo comune o di un superficiale ottimismo, Giuliana era realista e sapeva che il peccato e la sofferenza erano e sono una realtà spaventosa e che siamo davvero una «meravigliosa miscela di benessere e dolore», ma era altresì convinta che, quando tutto sarà finalmente rivelato da Dio, scopriremo che l’amore divino era all'opera anche nel male. Come spiega Bernard McGinn, questo amore divino «non lo causa (poiché il nulla del peccato non può avere una causa) ma lo soffre (nella doppia accezione di concedersi e subire) nella Passione di Gesù, così come nel peccato, nel dolore e nella sofferenza di tutti gli esseri umani che sono uno nel Dio uomo.»

Giuliana ci invita a fidarci e ad arrenderci a Dio, qualunque cosa accada. In mezzo alla sofferenza e alla morte, Giuliana sentì queste parole:

«Io posso compiere bene ogni cosa, Io sono in grado di compiere bene ogni cosa, Io voglio compiere bene ogni cosa, ed Io compirò bene ogni cosa; e tu vedrai da te stessa che ogni sorta di cosa sarà bene.»

Non le furono rivelati altri dettagli di come questo dovesse esattamente accadere, tranne la certezza di un piano di Dio in cui sofferenza e dolore avranno fine. Giuliana sentì Cristo dire:

«Improvvisamente sarete tolti da tutto il vostro dolore, tutta la vostra malattia, tutti i vostri disordini e tuttala vostra sofferenza. E ne uscirete, e mi avrete per ricompensa, e sarete pieni di gioia e beatitudine...»

Così, nel tempo presente Giuliana ci esorta ad essere coraggiosi e a confidare nell'amore costante di Dio. Gesù che è morto per noi e che è risorto dai morti è colui che ci dà la certezza che “tutto andrà bene". Si può avere fiducia in lui.

Quindi, se siete stati toccati da Erica, bambina di otto anni, o dalla mistica del Trecento Giuliana di Norwich, spero che possiate trovare coraggio in queste parole, perché su di esse si può davvero contare, Tutto andrà bene. Andrà tutto bene.

 

Dipinto originale – Erica

Per un approfondimento (in inglese)

Watson, Nicholas and Jenkins, Jacqueline (eds). The Writings of Julian of Norwich: A Vision Showed to a Devout Woman and A Revelation of Love. University Park PA: Pennsylvania State University Press. 2006.

Jantzen, Grace. Julian of Norwich: Mystic and Theologian. London, SPCK. 1999 2nd ed.

McGinn, Bernard. The Varieties of Vernacular Mysticism 1350-1550. New York, A Herder and Herder Book, The Crossroad Publishing Company, 2012.

Maynard, Jane. Transfiguring Loss. Julian of Norwich as a Guide for Survivors of Traumatic Grief. Cleveland: The Pilgrim Press, 2006.

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